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martedì, gennaio 30, 2007




L’acquavitaro
tarallaro 
Regazzi ecchime so’ arrivato,
ve porto er nettare de Ddio
‘na fiaschetta de grappa bbona.
 
‘Namo, so’ sortanto le sei
e er zole sta ggià lì ner cielo,
arinfrancateve che poi se sgobba!
 
Mettetevelo ‘n po’ de foco
in quelle vene moscie
che li mattoni peseno
e ciavete d’addoprà la pala
tutto er santo giorno.
 
Nun v’addormirete co’ du’ gocce,
manco se rischia d’allaccasse.
 
Regazzì, te smamma daje,
sei ‘n pischello che te vòi beve?
Me penzi mica ‘n babbalocco
C’arischia er gabbio pe’ du’ scudi?
 
Daje fateve ‘n goccetto
che poi a la lallera ve darete
stasera doppo avè sgobbato!
 
Nota: L’acquavitaro era un venditore ambulante di "acquavite" o grappa. Quasi al sorgere del sole lo si incontrava per le vie di Roma per invogliare i suoi primi clienti a rinfrancarsi con un po' di liquore prima di iniziare la giornata lavorativa.
Allaccasse = Addormentarsi
Babbalocco = Facilone
Gabbio = Galera
Lallera = Sbornia seria



Postato da:grisby6043:.
alle 19:59

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poesia dialettale

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sabato, gennaio 27, 2007




Per non dimenticare

Attraversò fiumi melmosi
mentre il fango gli penetrava la pelle!
Scalò montagne innevate,
mentre la roccia graffiava le mani
e l'ansimare dei cani sempre più vicino.

Avrebbe voluto gridare,
ma l'urlo in gola strozzato rimase.
Come un vecchio cencio abbandonato,
ferito e martoriato,
mani gentili lo trovarono.

Cambiarono il suo abito di righe grigie,
lavarono la sua pelle,
e quel giorno un nuovo uomo nacque.

Anni son passati, il vecchio è lì
sulla sua sedia a dondolo,
sulle ceneri ha ricostruito la vita;
ma non può cancellare
i numeri impressi a fuoco sulla sua carne,
nè dimenticare il fumo che alto si alzava al cielo
portando urla di amici e parenti......

A tutti racconta,
per non dimenticare,
e perchè non si ripeta ancora!



Postato da:DaniMoreschini:.
alle 22:38

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poesia

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Urlo la pace

Gronda sangue
tra file di banchi
sconvolti squarciati
in fumo accerchiati
e grida che vanno
correndosi incontro

Mitra spianati
non hanno nemici
ma cantano fuoco
in onde d’assalto
confusi tra volti
che piangono pace

Tra i molti in silenzio
già in terra caduti
volano via i sogni
che al primo mattino
ridevano allegri
prendendosi il giorno

Odio portato nel nome
di un dio ch’è uguale
ai vinti e ai vincitori
abisso che racchiude
nel fondo ogni credo
senza vera ragione.



Postato da:grisby6043:.
alle 19:26

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poesia

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Memoria

nel fumo

S'aprirono i cancelli
in questo giorno
orrore apparve
agli occhi della terra
baracche pregne di speranza vana
disciolta nel fumo d'un camino.

Son anime che gridano
pietà
dissolte
nel fuoco della crudeltà.

Ora si librano
libere nel vento
angoscia più
non stringe il petto
intolleranza più
non le attanaglia.

Non sono più
impure ora
son anime fulgenti
in improvvisi venti.

E noi che siamo qui
a ricordare
chiediamo a Voi
pietà e venia
per nostra
infangata indifferenza.

Credendo di non
sapere e di non esserci
simili noi
a pietre sepolcrali.


Copyright © foto e versi di Lorenzo 27.1.07



Postato da:4797orizzonte2:.
alle 16:07

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poesia

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Quando mi violi nell'estasi
e mi vesti della tua carne
in una sacralita' senza coscienza

quando prendo la forma del desiderio
nel mio corpo che ti ospita

in quella calma di vento
in quell'affanno che diventa una sfida
in quel rogo che brucia

solo allora
sento il coraggio dell'amore
quello che chiama giorno e notte

apre le cosce alle chimere
vigoroso e succube

che si sdraia sotto il cielo
addormentandosi sui miei fianchi.



Postato da:neraorchidea:.
alle 07:08

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poesia

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Shoa-Urla Nel Silenzio- 

Grida di madri sepolte
Supplicano pace
Negli anfratti fantasma
Costruiti su steli d'erba
Che imploranti crescono
Nel nome di ignoti volti

Il riposo

Solo ali di libellule
Voleranno su quel cielo

-StregaLunare-

Auschwitz by Isabelle De Kervalec



Postato da:StregaLunare:.
alle 00:53

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poesia

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venerdì, gennaio 26, 2007




Sento

Sento il sapore
delle tue calde labbra
che sondano la pelle
ne tracciano i contorni.

Sento la sfrontatezza
del corpo tuo che si offre
danzando tra le note
di sinfonia dei sensi.

Sento il pulsare
alla fonte della vita
che umida si dona
al mio essere lava.

Sento di te passione
che in urla poi si placa.



Postato da:grisby6043:.
alle 20:18

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poesia

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giovedì, gennaio 25, 2007




Echi lontani


 

Chiudo gli occhi

e odo gli echi

della mia infanzia…

Echi lontani

vibrano nell’aria

con nostalgiche note…

Mi rivedo  bere,

con le mani aperte,

alla sorgente della vita…

Con il volto dell’alba

e di un albero di speranza

dai frutti amari.

Dal tempestoso naufragio

dell’oblio

emergono

superstiti brandelli di ricordi…



 



Postato da:Rosemary3:.
alle 23:35

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poesia

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mercoledì, gennaio 24, 2007




Mi Nonno

Seconda puntata (L’extra terestri)

‘N antro discorzo che je veniva a nonno, sortiva quanno eravamio a pranzo, ma ve devo descrive la scena che sinnò nun me capite.
Noi vivevamio ar Trionfale drènto ‘na casa che pijava tutto l’urtimo piano der palazzo e co’ ‘na cucina granne granne, co’ ‘n tavolo ar centro capace de portà dodici perzone.
Nonno magnava a capotavola e ‘ntorno se sedeva in antri nove, mi madre, mi padre, io, zia Ervira e li du’ fiji sua Franco e Mario, zia Lina quella zitella, zia Carmela a quer tempo separata (‘na pioniera de ‘sti tempi d’oggi) e la fija Anna.
Appena tutti a sede, nonno s’arzava e prenneva a declamà la storia de quarche extra terestre che je rompeva er sonno la matina (nonno se svejava de solito a le dieci) e che ‘nfilava cose strane ne l’armadio de fronte ar letto suo.
‘Sta storia de solito sortiva ‘n par de vorte a settimana, quanno mi cuggino Franco s’annava a cambià li panni ne la stanza de nonno ‘ndo staveno pure li vestiti sua.
Lui in piedi a borbottà e noi lì a guardasse er piatto de pasta che fumava callo callo … poi all’improvviso se rimetteva a sede, me guardava e, pijanno a arrotolà li spaghetti o a smucinà ‘na zuppa, me domannava sempre: << Ma tu li senti passà sti boia de marziani che m’oprono la porta de la stanza e fanno er via vai co’ robbe strane ‘n mano? >>.
E lì arivaveno li carci de mi madre sotto er tavolo pe’ famme stà zitto e nun risponneje a tono, ma nonno nun mollava e, sempre più ‘nfognato: << Come farete a magnà tranquilli mentre che qui ‘ntorno ce guardeno ‘sti tizi … ma vengheno solo da me? Che vonno? >>.
Poi finarmente la fame pijava er sopravvento e nonno s’azzittava gonfiannose la bocca co’ la pasta … potevamio magnà tranquilli senza più penzà a l’extra terestri !

e la storia continua ...



Postato da:grisby6043:.
alle 21:02

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prosa dialettale

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martedì, gennaio 23, 2007




Mi nonno

Prima puntata

Avecce avuto ‘n nonno artista a vorte nun è propio ‘na cosa c’aricrea … s'aripenzo a li discorzi sua che me faceva quann’ero regazzino, ancora me domanno com’ho potuto cresce co’ li principi ggiusti.
E’ mejo però che prima ve presenti er tipo.
Era ‘n omone da 183 (ereno ‘n pochi allora a esse arti) co’ du’ spalle large e forti, dritto come ‘n fuso.
Sempre vestito de bianco (lo chiamaveno l’amichi e l’antri er Conte Biancamano) come se usava ar sud e polemico co’ tutti, puro co’ se stesso.
De mestiere aveva sempre fatto er pittore, ma mica quello che ridipigne le pareti e li soffitti, lui faceva quadri e affrescava co’ li dipinti le chiese e le case de li ricchi e de li nobbili.
Mise ar monno 9 fiji co’ la moje e nun se sa quanti antri de straforo.
Viveva co’ noi nell’urtimi anni de la vita; de lui m’aricordo come fusse adesso quelle mani ossute e ‘n po’ ritorte che però faceveno de tutto, li colori pe’ li quadri, ‘nchiodà le tele e puro a lavorà er legno.
Tornanno a li discorzi, quanno ar matino m’encrociava ner coridore, se fermava de botto, s’enchinava ‘n pochetto e guardannome ne l’occhi, me diceva spesso: << Regazzì, ricordete da granne che deveno da esse poche e sempre bbone! >>
'Sta cosa a me, che ciavevo si nun sbajo otto o nov’anni, me lassava sempre ‘n dubbio … che vorrà dì mi nonno?
‘N giorno, presi mi madre de petto e je riccontai de quello che nonno me diceva … l’avessi mai fatto! Mi madre me mise a ‘n angoletto e, co’ l’occhi che sprizzaveno scintille, se ficcò l’indice davanti ar naso e me disse. << Nun lo sta a sentì tu nonno, quello è ‘n fijo de …., da granne penza sortanto a fà l’omo coretto che ce guadambierai! >>.

e la storia continua ...



Postato da:grisby6043:.
alle 18:43

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prosa dialettale

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lunedì, gennaio 22, 2007




Follia notturna

La città nella sua notte
ha conati di vita disperata
ombre che sfuggono
tra l’assurdo concedersi
a pillole e bicchieri
tra assordanti note.

Solo fetore di sudari
che cercano piacere
nel vortice di ritmi
occhi si allargano
cuori perdono colpi
e tremano le mani.

Nel buio vive attenta
la Signora nel suo nero
con falce sempre pronta
a togliere gramigna
così il nuovo giorno
avrà sapor di lacrime.



Postato da:grisby6043:.
alle 21:20

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poesia

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domenica, gennaio 21, 2007




Fuggevoli armonie.


Su virgulti di zagara in rotta
opposta alla moltitudine, nuvole
rincorrono istanti solitari.

Pencola dai nudi rami un nido, deserto.

La vita gocciolo di rugiada
culla su corde di un' arpa:
fuggevoli armonie.

©

Eleonora Ruffo Giordani

O2/02/06



Postato da:Eleonoraely:.
alle 20:57

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poesia

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Il nome tuo
Giada senza eguali
splende su occhi
 
mandorlati e dolci
verdi fiumi scorrono
 
Canteno veri
guardanno ‘ntorno
porteno sole
 
riscallanno er core
occhi ammaliatori
 
Poi d'improvviso
come per un incanto
per rimpianto
 
e fuggi con la mente
nei sogni perduti

Copyright ©  Lorenzo 21.1.07 and Grisby



Postato da:4797orizzonte2:.
alle 18:25

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poesia, haiku-tanka-renga

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Ho una camelia nelle mani stasera
il suo stelo vibrante d'amore
morbidi inganni tra i suoi petali socchiusi.

La sfoglio lentamente con dita erranti
c'e' una sete prepotente
la nudita' di un abbraccio
il profilo dei tuoi occhi nei miei.

E accarezzo l'amore
lo assaporo
e quando reclina il giorno
imprigiono la tua anima nella mia
in un'onda che sfoglia il cuore

e bevo il nettare degli dei
sirena addormentata agli angoli della tua vita.



Postato da:neraorchidea:.
alle 08:14

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poesia

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sabato, gennaio 20, 2007




Al grill

L'é du dé
Ch’ai é
Un grill srè in cà mì
Apena ataca a fè bur
Lò ataca a cantér
E ciama chi èter grill
Lò dialog al stell
Ai canp
Ai gat
Can i bosc
Alle done innamorè
Gli anbraus
E mé am pèr ch’ad fora
Ai sia tott un mond
Parfèt
Cómm per magì

-StregaLunare-

 Traduzione:

Sono due giorni che c’è
Un grillo chiuso in casa mia
Appena comincia a fare buio
Lui comincia a cantare
E chiama gli altri grilli
Lui dialoga con alle stelle
Ai campi
Ai gatti
Con i boschi
Alle donne innamorate
Agli innamorati
E mi sembra che al di fuori
Ci sia tutto un mondo
Perfetto
Come per magia



Postato da:StregaLunare:.
alle 19:48

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poesia dialettale

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Soliloquio

A me che il credo non è compagno
Ringraziarti mi mette in timidezza
Non so se sei lassù e se mi guardi
Ma un pensiero amico te lo mando

Nei mari di vita ch’ho percorso ignoti
M’è stata compagna sempre chiarezza
E nelle tempeste scatenate da errori
Ho messo dritta prua per superarle

Molte le guerre dove ho combattuto
E quanti nemici fiera ho affrontato
Vincendo a volte e perduta spesso
Ma a fronte perennemente a vista

Credimi buon Dio ho molto vissuto
Subendo del vivere ogni dileggio
Godendo delle ore anche l’amore
E dell’amicizia il calore del rifugio

Ora che nasce il giorno del rimpianto
Oggi ti ringrazio d’avermi dato occhi
E forza nell’annotare al cuore mio
Chi s’è fatto gioco dei miei sogni

-StregaLunare-



Postato da:StregaLunare:.
alle 09:46

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poesia

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venerdì, gennaio 19, 2007




Nummeri balordi

Stanotte ho messo l'occhi lì a ponente
tra quelle stelle dar disegno strambo 
cercanno de sfruttalle, mica pe' gnente, 
dovessero damme li numeri pe 'n ambo.

Da 'na vita 'ntera lo cerco sto segnale, 
co' le visioni ormai è bandiera bianca 
e le ricorenze nun frutteno, è normale. 
Boia fortuna, è la sfiga che m'affianca! 

Avessi mai riccorto che sò .. 'n'ambata; 
porto a memoria er libbro de li sogni 
speranno d'esse 'n pochetto fortunata, 

de risorve co' 'na quaterna a li bisogni. 
Ma er gioco der lotto porta la vittoria 
sortanto si cor prete ciai 'na storia!

(Melarea & Grisby) 



Postato da:grisby6043:.
alle 18:36

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poesia dialettale

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martedì, gennaio 16, 2007




DIGNITA' DA NON LEDERE
(P.D.H. Portatori di handicap)


A metà della mia corsa a ostacoli
ho letto nei sorrisi e nelle lacrime
un bisogno di scambio in altri eroi
ed ho condotto a morte sulla forca
la mia paura di non saper donare
che briciole di tempo senza tempo.

Sereno nel mio andar ai più diverso
le strade che altri vedono leggere
ho messo dietro alla natura ingrata
Ho fatto di diversità il mio orgoglio
e dei sensi che vivo più in concreto
la mia vittoria su una vita limitata.
 
Erano lì in persona vegeti e vivi
ed io messo nei loro occhi per intero
a compendio di una dignità offesa,
per un infame apparir di “vesti” sfatte.
Essere dentro…ciò che non si è fuori
di questo son premiato come un eroe.
 
A te che tutto hai per esser grato
di vivere questo mondo allegramente
do il mio sentire d’uomo differente
diverso si nel corpo ch’è malfermo
ma uguale a te nel gioir del sole
e nel conservare vero sentimento.

 (Melarea & Grisby)



Postato da:grisby6043:.
alle 20:06

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poesia

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Discorzo de notte

Morte
Se pò sapè che voi?
Nun è er momento ancora
de venimme a sfrugulià
mentre che dormo!
Lo so, ce semo quasi
ma er capolinea nun è pronto.
Vattelo a fa ‘n giretto
‘ntorno a ‘n antro letto
che me dai fastidio.
Ciò da sognà de quanno
da regazzo me rimiravo
drento de lo specchio
cor ciuffo pieno de capelli
messi alla Elvis e ‘npomatati.
Ciò da portamme ‘n sogno
li tra le fratte ‘ndove co’ lei
so’ diventato omo
e de la vita ho fatto conoscenza.
Mo me dai davero noia
e puro si sei ‘gnuda
‘sta farce che te porti appresso
me fa penzà a li campi
ricormi de granturco.
Pussa via che sinnò me svejo!



Postato da:grisby6043:.
alle 16:10

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poesia dialettale

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domenica, gennaio 14, 2007




Primo segno d’amore

Fulmine che percuote
infuocandola
la terra dell’anima …
è senza età.

Preannuncia il temporale
ai sensi
ne scuote i pensieri …
è senza motivo.

Appare suadente
nel giorno
infuriandone l’ore …
è senza promesse.

Lo vedi arrivare
improvviso
e prende nel cuore …
è senza ragione.



Postato da:grisby6043:.
alle 20:13

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poesia

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Ancora Due Giorni

Per due notti di Luna
Baratto la vita per sopravvivire
Ascoltando arie idiliache
Che nell'eterna attesa
Logora quel giardino perduto
Di false corolle lucenti
Al terzo giorno di Sole
Sperimento la realtà del vivere
Sfiorando future braccia aperte
Senza corrosive finte parole
Che nell'ampio paradiso ritrovato
Saranno il mio destino

-StregaLunare-



Postato da:StregaLunare:.
alle 12:29

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poesia

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venerdì, gennaio 12, 2007




‘N penziero a ‘n angelo

Cascheno
gocce de tristezza
da’n cielo che piagnenno
s’aritrova
‘n angelo ‘nnocente
ch’er monno ‘ndiavolato
nun ha voluto
de tenello ‘n vita.

Cascheno
e l’anima mia
che urla dar dolore
vorrebbe sortì fora
e fa ‘na strage
de li diavoli che vesteno
da umani.

Cascheno
e vanno a fa la coppia
co’ le lacrime
che vengheno accorate
dall’occhi mia
che nun vonno vede
quanto che l’odio
po’ esse ‘na vergogna.

Mo li ner cielo
li santi e tutti l’antri
de certo se domanneranno
si ‘sta creatura
che voleva solo piagne
potrà trovà ‘no spazio
tra chi è morto
lui che de la vita
conobbe solo l’arba.

Potranno faje conto
de quanto su la tera
le bestie so’ mijori
de l’ommini carogne?



Postato da:grisby6043:.
alle 19:43

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poesia dialettale

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Asepsi


In un familiare e asettico stato di noncuranza e insensibilità acute, anestetizza le sue passioni.


Sa che potrebbe riconsiderare tutto dal principio, ma l’inverno sarebbe devastante. Teme di spegnersi nella fragile calma di chi non sente il muto logorarsi delle sue forze.


Si è arresa segretamente ad una vuota speranza, mutilata da parole di falsa serenità. Quanta fatica nell’accettare il sentirsi dire che è poco…


Si sentiva al sicuro nel suo guscio di cartapesta, ma vi è rimasta troppo a lungo forse anche per accorgersi che aveva eretto da sola le alte mura del suo ergastolo.


Non riesce più a sopportare il lamento straziante della sirena in apnea.


Lì all’inferno, l’aria è più calda, sente la sua bocca arsa incapace di forgiare certezze…





Postato da:Rosemary3:.
alle 07:32

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pensieri

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giovedì, gennaio 11, 2007




A UN AMICO DAGLI OCCHI TRISTI

In questa serata di contemplazione
Il mio pensiero è rivolto a te…
Amico mio di mille parole
Amico delle giocose risate
Amico delle giuste osservazioni
Amico dei buoni consigli.

E mentre pensavo alla nostra chiacchierata
Scrutavo il tuo volto…
Quel volto “tanto”allegro con la barba lunga
Ti ho osservato a lungo…e
Il mio cuore ha stretto in un dolore,
nel vedere nei tuoi occhi
un vuoto incolmabile..
una tristezza profonda….
Nonostante le nostre risate,
il tuo dolore traspare al mio vedere….

Ti leggo nei occhi
Ti leggo nel cuore
Ti leggo nell’anima,
quel dolore che cerchi di nascondere
con me non ha funzionato
hai scherzato dicendo che avevi sonno.

Vorrei poterti regalare qualcosa di speciale
Vorrei toglierti quel sguardo vuoto e colmarlo di colori
Vorrei riempirti di felicità vera non quella apparente
Vorrei sradicare dal tuo cuore quella tristezza cosi profonda…
Ma l’unica cosa che ti posso donare…
È l’amore della mia amicizia
Ti voglio bene –love you dearly

Con amore fraterna
La tua Gioia ^



Postato da:DOLCEMEMORIE:.
alle 12:48

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poesia

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Vagano i ricordi…


 Vagano i miei ricordi

nello scrigno dell’anima.

Vagano

come lame taglienti e

scalfiscono

il mio essere

nei più profondi anfratti…

Scheletri con le braccia tese

verso

l’agonia del giorno…

Ascolto il mio silenzio:

il silenzio della voce,

il silenzio dei gesti

che lascia parlare

il silenzio…





Postato da:Rosemary3:.
alle 00:03

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poesia

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mercoledì, gennaio 10, 2007




Approdo

Disperso in lunghe onde
tra fragorosi flutti
l’animo mio confuso.

Nave squassata dal tempestoso
andare delle mie ansie
prigione d’amor vissuto.

Tu approdo
tu isola e salvezza
del vagare in piratesca veste
per mari sconosciuti.

Amore nuovo in me
come se mai amore fosse stato
come se mai il cuore
nel palpitare fuggisse perduto.

Forza già vissuta e rinnovata
ora tu mare calmo
ai giorni miei
porto d’approdo insperato.



Postato da:grisby6043:.
alle 16:44

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poesia

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martedì, gennaio 09, 2007




Vivere

cezanne

(Dipinto di Cezanne)


Partecipo da tanto a questo gioco
dove le carte mi giungono nascoste
e se le scopro usando troppa fretta,
gioco partita dove sono già perdente.

Il giocatore che mi è seduto in fronte
mi guarda in viso, scruta nell’umore,
osservando quei segni che svelano
se il piatto finirà nelle sue tasche.

Ogni minuto che mi percorre i giorni
è un poker dov’è avversario il tutto,
non c’è il rispetto ad essermi amico,
ci son le jene pronte a farmi pasto.

Nel lungo vivere in ore in confusione,
pochi i ricordi d’umani pronti a dare,
molte le gesta compiute da avvoltoi
che del dolore si sono presi il conto.

È un tavolo dove giocare è impresa,
dove il coraggio si fa vera richiesta
e dell’inimicizie si getta via il ricordo,
ma non è prigione, è tavolo d’amore.



Postato da:grisby6043:.
alle 08:03

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poesia

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lunedì, gennaio 08, 2007




In questa vita
che non sa leggere il destino
curva in una sera di carne e di sogni

raccolgo con le mani l'amore
con l'imbarazzo del sorriso
attardandomi sulle ombre

in quel divenire che è gioco veloce
e lascio che tutto accada
chiusa in questa stanza di conchiglie

nel silenzio che mi accarezza
e si dilegua
spingendo a fondo quella spada sul cuore

facendo nascere da una lacrima
un dolore piantato
come quelle mille croci sulla collina

avido e orfano della bella stagione
che si scoglie in bocca
prigioniero e eroe di giorni bianchi come le rose.



Postato da:neraorchidea:.
alle 21:17

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poesia

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domenica, gennaio 07, 2007




Li profumi de ‘na vorta

Te li ricordi li profumi
de quanno eravamio regazzini?

Passava l’olivaro cor caretto,
‘n cartoccio d’olive
e de fusaie, du cozze fresche,
dieci lire e annavi via
corenno spenzierato.

Er profumo de le callaroste
te lo ricordi ancora?
Nun era ‘nverno
si nun le magnavamio.

L’arotino e l’ombrellaro?
E noi a scola cor zinalino azuro,
co’ la cartella de cartone
piena de speranze.

Io la bambola de pezza
e te er fucile de legno,
‘na bicicletta ‘n sette
e er monopattino fatto
co’ li legni, de straforo.

Er latte sempre ar fresco
fora de le fineste
cor rischio che lo fregassero
li gatti der quartiere.

Noi regazzi giocavamio
a rubasse er fazzoletto,
a tre tre giù giù …
e voi co’ la campana
fatta cor gesso pe’ le strade.

Profumi semprici, ‘ncantati
che ce parlavano de fate
come li discorzi de li nonni
ar fresco ne l’estate.

C’è rimasto ner naso
‘sto profumo de ‘n’età serena,
‘ndove co’ poco se campava
e de tanto se sognava;
c’è ancora ner naso …
pe’ fortuna!

(DaniMoreschini & Grisby)



Postato da:grisby6043:.
alle 20:25

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poesia dialettale

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Notte d’amore

S’insinua in noi l’atavico
correre del cuore in fremito
preso nel palpitar dei sensi.
Esplode nelle fibre sotto pelle
l’ansia di dissetare i corpi
che tremano in passione
nell' accendersi del desiderio.
Ci ritroviamo uniti avvolti
in un attimo nel fuoco
mani che cercano leggere
esplorano vogliose anfratti
mentre le nostre lingue
si intrecciano nel calore
che implode nel donarci
fra lenzuola di seta blu
stropicciate dalla voglia
di respirare amore.
Vola nei corpi umidi l’ansia
di bersi nella follia d’amore.

(SempreGio & Grisby)



Postato da:grisby6043:.
alle 20:23

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poesia

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sabato, gennaio 06, 2007




Me ricordo che da piccoletta
mamma mia me diceva:
"forza sbrigate che stanotte
viè a trovatte la vecchietta
pero' non la devi da guardà
quella scappa se te fai trovà!"

Dopo cena assieme a mamma
tutta de corsa pe' sbrigamme
je preparavo un bel piattino
lenticchie fredde e cotechino
un po' de pane e un po' de vino
du arance e un mandarino.

E via de corsa dentro ar letto
l'occhi sbarrati er fiato corto
le coperte sopra ar naso
le mani sudate pe l'emozione
a ascoltà ogni rumore
che me facesse capì se stava pe arrivà.

Ma m'addormivo puntualmente
prima de sentilla dentro casa
e quanno me svejavo de scatto
e cercavo de capì ch'era successo
me rendevo conto che me l'ero persa n'artra vorta.

Ma n'anno non m'ha fregata
e coll'occhi aperti tutta 'a notte so stata
l'ho aspettata e al buio l'ho inseguita
ma tutt'antratto m'è sparita
l'ho cercata dappertutto e non ce crederete
ma s'è offesa e non m'è venuta più a trovà.

Mamma mia c'aveva ragione...
mai fidasse della pulsione
che te fa diventà curiosa
de capì cosa che non se po' capì
de vedè roba che non se po' vedè
perchè 'a vecchietta se la vedi se ne và
e nun je ne po' fregà de meno
se te lascia senza sogni a strepità.




Postato da:StreGattaBlu:.
alle 19:53

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venerdì, gennaio 05, 2007






Postato da:DaniMoreschini:.
alle 22:51

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Noir n 4

La cinica tramontana
Scalfisce con la lancia
La ghirba evanescente
Della sterile Lilith
Con grammi d'inferno

Non logorarti ombra
Sui cuscini d'avorio
Il lupo uluala ancora
Furente alla Luna
L'idilio della notte

-StregaLunare-



Postato da:StregaLunare:.
alle 19:07

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ermetismi

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giovedì, gennaio 04, 2007




Ombre in richiamo

ombra

Sospeso tra ombre in richiamo
Ondeggia il pensiero diverso
Intima nuova luce si spande
Ferendo la bambagia di nebbia

Poetano lubrici bagliori
Gli assetati assilli dorati
Contorti s'infiltrano diretti
Dissetando scorci primordiali

Vertice la mente ora traccia
Percorsi immersi nell’ignoto
E fluttuanti fumi si diradano
Nell’andare di schegge d’ambra

Tripudio di gesta omeriche
S'intrecciano avventate
Declamando spoglie beate
Nell'intrinseca fiamma d'ambrosia

(StregaLunare & Grisby)



Postato da:grisby6043:.
alle 16:59

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mercoledì, gennaio 03, 2007




 

insieme

AMPLESSO D'AMORE

Sei qui davanti a me
occhi negli occhi
i nostri sguardi si offuscano
le mani tremano,
mentre esplorano i corpi
il tocco e dolce e soave
unici nella moltitudine.

La bocca chiama
l’arsura sale
pelle da baciare accarezzare
il respiro corto
e l’estasi esplode….

Ci perdiamo…
In un luogo…
Dove tutto profuma di noi..
L’aria densa…
I sguardi compiaciuti…
Le labbra rosse…
I copri distesi…
Dopo un amplesso…
D’amore



Postato da:DOLCEMEMORIE:.
alle 07:18

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poesia

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martedì, gennaio 02, 2007




prove di volo di P. Orru

Albatros

Nel ceruelo infinito
Perduto tra crucci rosa
Vola il grande albatros
Con l'eterno anatema

Spavaldo lirismo
Nella bramata dimora
D'indaci muschi odorosi
E dorati girasoli d'oriente

Nessun orizzonte adiacente
Nel lungo duttile vagar
Costruito da nivee poiane
Sul piacevole profluvio

Sgorga l'oasi ardente
Nel pesto anfratto
Morente tra piume
Si disseta il grande albatros

-StregaLunare-



Postato da:StregaLunare:.
alle 16:01

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2757818ewas

Mela stregata

I

L’amori finti me so’ passati addosso
come ‘n’alito de fronna mattutina
e drento ar còre nulla s’è smosso
sarvo er ricordo de ‘na sbattutina.

S’arripenzo a quante n’ho sbucciate
de mele, pere e frutti de staggione,
(v’assicuro, ‘na vera ‘ndiggestione)
me sale ‘ndosso ‘na voja de risate.

Pe’ ripijamme pace c’è voluto tanto:
la corza a la battaja s’era fermata,
e poi ecchete, dorce mela stregata,

a pijatte er core mio co ‘no schianto!
De corsa, co’ quer sapore tutto foco,
hai sceso lo stivale e aperto er gioco!

II

‘N gioco principiato doppo tanti mesi
vissuti ‘n caccia come cane da tartufi,
mesi indove li senzi mia s’ereno fusi,
co’ giorni finiti sfibranno i nervi tesi .

Gioco notturno ‘mprovviso, benedetto,
svortose ar buio ma gonfio de colore,
indove er piacere me sfociò ner petto,
acchiappanose la parte mejo ‘n còre.

Chi te pensava vera, dorce e tosta?
Chi ‘mmaginava ‘n foco così ardente?
Credeme, ho ‘cchiappato ‘na batosta

che si la ricconto ‘n giro ride la gente.
Donna ‘n sogno, der notturno passione,
‘st’omo a fine corza lo fai sentì leone!

III

L’occhi tui belli svotano er cervello
quanno che puntano li mia, diretti.
Dicheno tutto, me parleno de quello
che a le parole nun je lo permetti.

De chi sei so’ specchio, descrizzione,
‘n libbro che se legge a ‘n fiato solo,
che ricconta tutto, senza ‘na finzione:
l’anima tua è da lì che spicca er volo.

Viene ner còre mio, la carne accenne,
strizza le vene e m’arza la pressione
portanno in tiro quello che me penne,

riaccenne er foco e puro la passione.
Donna mia matura, me so’ ammaliato
de te e der sapore tuo esaggerato!

(ma tu guarda che me devo sognà alla mia età!)




Postato da:grisby6043:.
alle 07:51

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E' il cielo sopra Santiago
la precaria intimità dei sogni
l'irrazionalità che avvicina alla saggezza

è l'inquietudine dell'anima
in quella foglia che cade leggera
danzando nel vento

coprendo il mio sorriso
in quel passato che ritorna
in quella fievole luce di speranza.

E' il dolore che bussa nel cuore
in una notte che si allontana senza avvisare

lasciandomi sola
in un futuro che ' un lusso
ad affrontare i miei demoni.

E cammino senza lasciare impronte
sul selciato di questa cattedrale di guglie e ombre

che abbraccia in silenzio
il mistero infinito senza risposte della vita.



Postato da:neraorchidea:.
alle 06:38

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lunedì, gennaio 01, 2007




DEDICA A 'N POETA

Quanno che sei nato
’n angelo dar celo
fu mannato
pe' seguì li passi tuii.

Appena grannicello
s'engelosì la sora POESIA
e puro a lei je venne voja
de scenne su la tera.

Appena che te vide
s’ 'nnammorò de te
e piano piano
te s'enfilò ner còre.

Avete camminato
Inzieme per 'n pò
Poi hai fatto er furbo
e te la sei svignata.

Ha aspettato
che diventassi 'n omo vero
ciaveva pazzienza e tempo
e ar còre quer giorno t’aribussò.

Da quer momento
 de lei
nun poi fà a meno
sarebbe come rinnegà te stesso

So' tanti li poeti farzi
che credeno d'encantà
co' parole
da serpenti ingannatori

La mano tua nun sarà mai
fasulla e menzognera
perchè è solo la sora POESIA
che te fà mette in rima l’amore
e
tante amare verità

(Dedica all'amico più che al Poeta)



Postato da:DaniMoreschini:.
alle 22:01

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Capodanno

Ce semo, ecchete 'n'antra dodicina
sortì fora, 'nsonnolita e scapijata,
da feste, botti e 'na carneficina,
solito inizio triste d'ogni annata.

Mòrti er trentuno semo stati pronti
a fa' proposte perché l'esistenza
cambi in mejo e che mijor creanza
s'aritrovi ne li rapporti e li confronti.

A la tivvù, co' l'occhi appiccicati,
avemo tirato a giorno tutti quanti,
cercanno tra li politici assonnati

quarchiduno che dicesse: “Avanti,
ar monno finiranno li disgrazziati.”
Ma poi però solo morti ammazzati.



Postato da:grisby6043:.
alle 12:18

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