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sabato, giugno 28, 2008




La prima poesia

Era 'na sera de fine estate e come sempre vagavo per le vie der ueb senza manco sapè quer che cercavo, annavo in giro p'er monno solo co' la fantasia, quella de certo nun me mancava, quer che nun ciavevo invece,  era 'na raggione valida pe' fallo.

Sarà forze vero che nella vita tutto è già predisposto?

Era mezzanotte der 29 settembre 2004, quanno 'n'amica de internet me dice:
"Senti c'è 'n concorso de poesia dialettale perchè nun lo fai?"

"Io?" jè feci allibbita "e chi l’ha scritto mai er dialetto?"
"Ma dai provece che te costa?" me fà lei

"Sentì ce posso provà a penzà, ma nun te garantisco gnente, scrivo poco e male puro in itajano figuramose in dialetto. Ma quanno scade 'sto concorso?"
"Domani."
"Domani? Ma che sei fòra? Me chiedi de scrive 'na poesia in dialetto e puro co' poche ore de tempo, sei sicura de stà bene de cervello?"

"Provece, ar massimo ce rimetti dieci euro!"

E co' 'sta frase me lassò come 'na scema a bocca aperta. Passai la notte sveja: er penziero mio cominciò a volà ner tempo annato, tornai fanella, forze volenno ritrovà così er calore de mì madre e ripescai invece, ner pozzo de la memoria, tanti ricordi che penzavo ormai scordati.

Le mani mie se movettero da sole sulla tastiera der computer, seguenno solo l'impurso de li ricordi anniscosti in fonno ar còre. Quanno me svejai da quer maggico viaggio era ormai matina e sullo schermo der compiuter c'ereno scritte arcune strofe, senza metrica nè rima e in dialetto manco perfetto, ma 'ndove ce sentivo la voce de mì padre.

Er pomeriggio, m'armai de coraggio, prennetti er fojio stampato de quer ricordo e annai in quella redazione pe' consegnallo.

C'era er Presidente, me sentii piccola piccola davanti a lui, quasi volevo ripijà er fojio e scappà via, ma rimasi paralizzata sulla porta tanta la forza magnetica sprigionata da quell'omo, ma peggio ancora m’aricordava quarcuno c’avevo tanto amato.

"Ma sì" me dissi "lo consegno e chissene, tanto chi l’arivede più!"

Ner mentre stavo pe' chiude la porta me sento dì:
"Lei cià la faccia de una che vince"

Che potevo fà si nun ride? Nun avevo mai vinto gnente in vita mia, manco quanno giocavo a palline da regazzina, però in fonno dopo tanto tempo 'na risata de còre me l'ero fatta.

Passò er tempo, passava er tempo mio senza trovà ancora 'na raggione vera der perchè continuassi a scrive le str****te mie.

Successe proprio er giorno der compreanno mio, quer giorno che maledivo ogni vorta ormai da ott’anni; m'arivò 'na lettera de l'associazione Viavai.

"Bò - penzai  -chi so? Che vonno?"
Aprii la lettera e cascai su la sedia, nun potevo crede a quer che leggevo, penzai a 'no scherzo scemo; riprennetti la lettera pe' mette a foco le parole:
"Siamo lieti di comunicarLe che si è classificata seconda per la poesia dialettale al Primo concorso nazionale Duerre!"

Mì marito che prima me vedette diventà rossa come er foco e poi pallida come 'n lenzolo, preoccupato lesse quer fojo pe' capì quale antra  traggedia m'avesse travorto ancora.

L'occhi je se 'lluminarono de felicità, m'accarezzò e me fece:
"Amò che bbello!"

"Allora ho letto bene? Ma sarà vero? Nun se saranno sbajati perzona?"

"Invece de fatte tutte 'ste domanne si nun ce credi và sur sito e controlla, no? Proprio nun lo voi accettà 'sto rigalo pe' 'sto giorno che t'amareggia tanto? Nun te potrà mai ridà quer c'hai perzo, ma armeno sarà orgojioso de te!"

Allora me convinzi a guardà su internet. Era tutto vero, er nome mio, er titolo de quer ricordo, staveno là de fronte ar monno. Doppo tant'anni finalmente, riuscirono a scenne quelle lacrime che s'ereno ormai cristallizzate, sola la gioia era riuscita a falle scioje.

"Papà questo è er regalo mio pe' te, mentre pescavo nei ricordi è stata la voce tua a scrive pe' me!"

Da quer momento cambiò la vita mia, li progetti, i sogni er futuro cominciaveno ad avè un senzo, senza capì er perché, sapevo che quarcosa de diverzo sarebbe successo, anche si la strada sarebbe stata lunga assai.



Postato da:DaniMoreschini:.
alle 19:36

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prosa dialettale

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lunedì, giugno 23, 2008




Imprigionato
 
Ora non c’è nell’aria il vuoto
a far da tappo alle divergenze
e come un fiato che s’invola
le parole corrono incrociate
spente.
 
Si spande a macchia scura
il vorticoso andare delle ore
inchiostro a cancellare idee
coprendo in nero ogni colore
finto.
 
S’incolla in gola un pianto
che non percepisce uscita
e colano a gocce di mercurio
percorsi di lacrime involute
urlate.
 
Vita che non conosce sole
lenta si prende la mestizia
confina il senso della gioia
nelle celle d’una prigione
in grigio.  



Postato da:grisby6043:.
alle 19:20

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poesia

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sabato, giugno 21, 2008




Quartine sparse

Tu sai che sono del tuo toccare

la punta della freccia

che beve il sangue

e ne ritorna il flusso.

 

Ah, se l’amore fosse

il giogo che mi lega

sarei di te il carro

a far da servo …

 

Tu sai che sono del tuo toccare

il fiordo senza appigli

che fa da lancio

a un volo di gabbiani.

 

Ah, se l'amore fosse
il vento che mi sferza
sarei di te il turbinio
d'una tromba d'aria …


Tu sai che sono del tuo toccare

il brivido che sbalza

e si fa urlo

sfibrando ogni mio senso.

 

Ah, se l'amore fosse
te che ora mi stringi
sarei libero volo
incontro all'universo …



Postato da:grisby6043:.
alle 11:32

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poesia

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venerdì, giugno 20, 2008




Salice Salentino

 

E' di riserva il nero negramaro
salice bruno s'intreccia a malvasia
per piatti forti canestrato e caccia
rosso rubino in botti per annata


non piange e si tracanna nei convivii
fiume di rosso scorre nelle vene
attente amiche trasmette l'allegria
un mezzo pieno mai lasciarlo vuoto


accanto alla marina quand'è sera
s'alterna con gli stuzzichini in brace
mentre respira brezza di grecale


un segno ripetuto per rispetto
d'Ellade antica radicata in loco
è schietto come gente lì stanziata

 

 

[Endecasillabi in versi sciolti]

Copyright © versi di Lorenzo 20.6.08



Postato da:4797orizzonte2:.
alle 15:56

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poesia

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mercoledì, giugno 18, 2008




DEBITO

Domande fronteggiano la mente,
un fragile turbinio
rischiara nel cuore.

Dove sei…

Mai al mio fianco
umile e scosceso,
vidi la tua presenza.

Mi abbandoni…

Dal primo giorno
con  ascesa contorta nel mondo
mi hai illuso
con il dono di vita.

Ignorami…

Un piccolo sguardo
al primo giorno,
poi il nulla
il tuo viso girato altrove
a negarmi
una pacata vita.

T’osservo…

Ti vedo addossato alla croce
mentre agognato
mantengo la mia
in bilico tra rabbia
e l’egoismo.

T’affronto…

A chiedermi cosa
di male abbia fatto
per non meritare
una morbida vita
che sappia coccolarmi.

Non voltarti ancora

Tu hai un debito
con me.



Postato da:guidopassini:.
alle 20:23

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poesia

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martedì, giugno 17, 2008




L’attesa

Ed è un piacere leggero

che si fa piuma

ora impalpabile,

ora profumato d’attesa,

di bianco, di latte e talco.

Nell’inspirare

a delizia di narici

un soffio quasi divino,

si culla il sogno

di velluto e trine,

risplende nello sguardo

diviene lacrima emozionale,

accarezza il cerchio d’ali candide

nell’incalzare del ritmo del suo cuore

che bussa alle porte della luce.

 

 

 

 

Dedicata a mia figlia



Postato da:ortensia53:.
alle 14:05

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poesia

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lunedì, giugno 16, 2008




Pioggia acida
 
È pioggia acida
a bagnare nei pensieri
quel che resta
di una vita disperata
svolta al buio
di cortili senza voce
dove i cori
sono urla senza eco
e le braccia
il rifugio dalla noia.
 
È nel rantolo
che brucia tra le labbra
il canto vuoto
del vivere affannato
per un correre
verso chi vende la morte
quando la luce
si nasconde dalla mente
e l’assuefazione
è la strada verso il fondo.
 
Sono attimi
bruciati in solitudine
quelle perle
d’un sangue spaventato
che sparse
raccontano sconfitte
mentre gli occhi
s’annacquano perduti
in quel volo
senza cieli per volare.



Postato da:grisby6043:.
alle 07:08

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poesia

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domenica, giugno 15, 2008




Occhi sognanti.
Lo sguardo all'orizzonte:
gioco di luci.



Postato da:Rosemary3:.
alle 11:48

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haiku-tanka-renga

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venerdì, giugno 13, 2008




Lacci di tempo

Si lega il tempo
intorno ad un rimpianto
e stringe l’anima,
stringe
per l’ore non vissute
e la costringe muta
a violentar se stessa.



Postato da:grisby6043:.
alle 17:00

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poesia

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mercoledì, giugno 11, 2008




Inerzia

A passi sparsi
conduco la giornata
vestito d’un intricato errare
per strade senza incroci verso il sole.

Smarrito il volto
ha occhiate di granito
e labbra a ciondolo increspate
tra sillabe intrecciate a voce spenta.

Senza un pianeta
che assomigli al mondo
m’aggiro tra intimi imbarazzi
e fantasie dipinte su muri diroccati.

M’invita il letto
ed ha lenzuola in bianco
ma ora la mia luce è disattivata
ed ho le mani che sono in quarantena.



Postato da:grisby6043:.
alle 20:18

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poesia

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lunedì, giugno 09, 2008




Apro gli occhi...

Apro gli occhi:
l'aurora è lì ad accogliere il nuovo giorno...
Come eterea creatura,
guida, in un gioco di luci,
il mio sguardo che si perde all'orizzonte.

                Furtivo il giorno,
               fruga tra le macerie del fuggiasco lampo
               e intriso d'apparenti palpiti,
               fugge  all'occhio vigile
              del temuto vespro...

Alfin, ebbro di prospero riposo,
chiude le palpebre alla notte...



Postato da:Rosemary3:.
alle 19:34

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domenica, giugno 08, 2008




ANIMA NEL VENTO

Praterie verdi di speranze
ammiccanti l’ego
d’agreste sentire
cullante vita.

Vespri purpurei
s’intingono d’emozioni
di cuore pulsante
dominando sguardi.

Volta celeste
avvolge anima
librante nel vento
di bianco adorna
sfuggendo a sentori bui.

Tinte sgargianti
racchiudono baricentro
di logora esistenza
rendendole giustizia.

Acque marine
respiro insaziabile
gustando
saline di me arrese.

Opalini cristalli
scendono
depurando sorrisi
defraudati dall’odio.

Di colori ne son pieno
io sono la natura…



Postato da:guidopassini:.
alle 22:27

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sabato, giugno 07, 2008




GIUGNO

Le messi son già pronte:
calme al vento ondeggiano...
Falcia il contadino e,
fulgido il sol sorride
alla riacquistata speme...
Passan veloci le nubi a rimirar
l'orizzonte terso;
Invade l'animo, l'operoso silenzio
dell'uman sentire...
La natura, avida di matrigna luce,
asperge di caustico andare
l'anelante animo...
Al crepuscolo, ogni cosa s'acquieta
al ciondolar dei sensi...



Postato da:Rosemary3:.
alle 19:14

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venerdì, giugno 06, 2008




Voglio appendere la sera
a una finestra chiusa
calpestarla a cuore largo
tra nostalgia e dolore

voglio intriderla
nel cristallo delle stagioni
nell’ombra stanca di un autunno che sfiorisce

voglio vivere nuda
in un campo d’inverno
appoggiando il viso sull’orlo dell’acqua

voglio la morbidezza delle spine
un Dio dormiente infilato in bocca
nella pioggia
a un passo di distanza.

Là dove finisce il sogno e inizia il mare.



Postato da:neraorchidea:.
alle 08:51

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giovedì, giugno 05, 2008




A mia moglie

E’ la notte a farmi compagnia
qui tra le strade che percorre il giorno,
quella notte che porta il tuo profumo
ed ha le cinghie per legarmi il cuore.

È la notte che mi concede l’aria
per respirare il flusso della serenità,
quella notte che mi vive tra le mani
in un confondersi di note di violino.

Ed è la notte in cui mi vivi addosso
a concedere alle mie arterie stanche
quel lucido crocevia di sensazioni
che non ha percorsi sconosciuti.

Ed è la notte che mi sei compagna
da sempre, ovunque, in ogni sempre.



Postato da:grisby6043:.
alle 19:54

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poesia

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D’ebano gli occhi
perduti in polverosi orizzonti  
fra lacrime divorate dall’arsura
e da una fame senza ritorno
che ingoia nel nulla l’infanzia 
Tu, bambino silenzioso nulla chiedi…
Di miele lo sguardo
a trafigger come lama affilata
la coscienza di un mondo lontano
sazio di tutto e incapace di amare
chi ha bisogno solo di pane e d’amore
Tu, creatura abbandonata a te stessa…
-Maya-



Postato da:GiardiniDiMaya:.
alle 16:54

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poesia

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lunedì, giugno 02, 2008




Orecchini di ciliege

 

 

Ricordi dimmi ricordi?
correvi a piedi nudi
mentre i marinai
rientravano in porto
l'odore dei cedri
i fiori e il mare della tua terra.

Mettevi le ciliege sulle orecchie
-ti piaccio?-
mi chiedevi sempre
- mi sposerai quando saremo grandi?-

Intanto dipingevi
gli occhi della luna
le tue risate
nel canto di chi tornava.

 



Dicevano tutti che eri la principessa
tra i ristoranti
e i turisti che ti chiedevano il nome

Inventavi sempre un nome
sempre
eri matta allora come adesso
e io un bacio
di sera
sulle orecchie
fingendo di mirare
alle ciliege che indossavi

La vita, accende, spegne
poi riaccende
l'odore della Sicilia
te lo portasti dentro
insieme ai dolori
che hai raccolto
negli orti
senza palizzate:

-MI sposi? mi sposi?-
t'avessi detto si
principessa, l'avessi fatto allora
ma abbiamo tempo
su questa barca
di darci almeno quel bacio
ma solo una cosa
dai solo una
metti ancora le ciliege
come orecchini
un'altra volta ancora

 

 



Postato da:hariseldom:.
alle 19:27

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poesia

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Il giorno che ti avrò

Si confonderanno i sensi
nell’andare a scosse dei tuoi seni
frantumati in battiti dal tempo dell’amore.

Si muteranno in onda
le perle che sudore depone a spruzzi
quando sulla tua pelle si giocheran le labbra.

E si farà voce il fremere
d’ogni tua corda tirata a perdizione
quando delle vesti il corpo non si annoierà.

Sarà la stanza a cedere
ogni rumore al decifrare il contorno
d’ogni tua valle accesa come se fosse lava.

Ed io mi tirerò la freccia
per scatenare il sangue a prendere
ogni spasmo di una danza ai limiti del fuoco.



Postato da:grisby6043:.
alle 09:43

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poesia

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domenica, giugno 01, 2008




MA PERCHE' PROPRIO A ME


Ma perché proprio a me?? Quante volte questa frase è uscita dalla mia bocca, forse troppe senza trovarne mai risposta. Ma capita così, senza motivo, un gene perverso si appropria del tuo corpo dalla nascita, lo strazia calcificando ogni respiro, cercando in tutti i modi di spegnerlo. E’ qui che nasce lo spirito di combattività dell’uomo; già dai primi giorni di vita la forza e la resistenza è messa alla prova. Fortunatamente non posso ricordare le sensazioni avute da neonato, ma posso vedere quelle di altri d’oggi che sono lì al mio posto. Si agitano, scalciano, sorridono, piangono proprio come gli altri, ma al loro interno una guerra è iniziata, lo sento, basta poggiare una mano sul loro petto ed ascoltare il respiro mormorare, vibrare, incespicare a volte contro pareti viscide su cui aggrapparsi. Ma quello che colpisce è il cuore, già, il cuore quello che non smette di pulsare, quello che grida “io ci sono, sono vivo”. E i genitori, i genitori non tralasciamoli in questo. Vivono con l’angoscia d’essere colpevoli di questo, il loro respiro s’appesantisce ad ogni tuo colpo di tosse, ad ogni febbre, ogni dolore. Quanti di loro vorrebbero scambiare i panni con il figlio, credo tutti, e sono lì al tuo fianco, scandendo il tempo che avanza. Ma il nome di questa malattia, una malattia che non merita nome, ma solo dispregiativi, come il gusto che lascia in bocca rivivendo il passato. Fibrosi cistica, una perversa malattia che ci gode nel sentirti tossire.

Fibrosi cistica, furtiva, bastarda come poche, ci prova, ti vuole, abbraccia il tuo respiro sussurrandoti flebile “andrà bene,seguimi e ti addormenterai senza dolore”. Io non l’ho ascoltata, e altrettanto stanno facendo questi bambini già uomini. Tanti dubbi hanno assalito la mente in questi anni, uno su tutti ”ne vale la pena sopportare questo?” e allora ti guardi allo specchio, ti sciacqui il viso e ti guardi attorno. Cosa vedi?? Vedi l’amore, vedi un lavoro, vedi sogni che si realizzano, vedi la vita che ancora non ti sfugge di mano, e cosi stringi i pungi e sorridi, sei ancora acceso, nessuno ha spento la tua anima. Ed ancora sorridi a chi diagnosticò la tua morte tanti anni fa, sono ancora qui, e batto il pugno sul petto gridandolo “Sono ancora qui!”. E non importa quante persone possano sentire questo grido, ma lei dentro te ha sentito. Come vorrei svegliarmi un giorno tutto sudato e sentirla fuggire da me, impaurita, scusandosi. Ma ad oggi come dono di scuse ricevo solo due cicatrici sul fianco, un altro tentativo di farmi mollare: due pneumotoraci. La stronza ha tentato di dimezzarmi il poco respiro rimasto, ammetto che fa male, ma nemmeno tanto. E’ più forte l’odio che provo per lei, mondana, continua a vivere alla giornata. Sarai tu ad arrenderti, perché io sarò vivo.



Postato da:guidopassini:.
alle 22:25

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prosa

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Pattini di legno

Pattini di legno
per scivolare sulle nuvole
scacciando uccelli migratori
e falsi poeti imbonitori



Postato da:hariseldom:.
alle 09:13

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poesia

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